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DOI 10.1711/3162.31427 Scarica il PDF (61,8 kb)
Rich&Piggle 2019;27(2):117-120



Introduzione
barbara amabili, simona olivieri



“Sono negli abissi del mare, l’acqua è limpida. Incontro una quantità infinita di meduse che mi si attaccano alle braccia. Cerco di strapparle via, di farle scivolare via con le mani ma non ce la faccio; non ho più aria e allora risalgo in superficie, mi accorgo che sarà un problema perché una barriera corallina, estesa orizzontalmente, si frappone tra me e l’uscita. Poi vedo un buco da dove filtra la luce, vado verso il buco per uscire ma non ce la faccio a passare: è troppo piccolo! Ci riprovo e ci riprovo ancora, ma niente! Mi sveglio di soprassalto, pieno di angoscia”.
L’adolescente incontra, nello spazio terapeutico, uno spiraglio rispetto ad un percorso evolutivo bloccato: un canale per la pensabilità. Canale che richiede un attraversamento condiviso, in cui l’analista misura il proprio passo su quello dell’adolescente: tracciando insieme a lui percorsi inediti, sostando in attesa, esplorando aree nascoste, sostenendo la motivazione di entrambi a proseguire il cammino e la ricerca, anche quando non sembra più possibile intravvedere vie d’uscita, accettando improvvise interruzioni o chiusure definitive.
Ci piace rappresentare con questa immagine della “viandanza” i complessi e spesso contraddittori movimenti dell’alleanza terapeutica in adolescenza, che si avviano con l’inizio del processo analitico e finiscono per confondersi con il processo stesso.
“L’alleanza terapeutica con l’adolescente non è un prerequisito, ma una componente essenziale che deve essere forgiata progressivamente, nel corso dell’analisi. Sarà sempre fluttuante e quando avrà raggiunto una certa stabilità ci farà intravvedere la possibilità e il momento di scioglierla” (Carau).
Questo Focus raccoglie alcuni interessanti contributi in cui il tema dell’alleanza terapeutica con l’adolescente viene affrontato da molteplici vertici e articolato nelle diverse forme cliniche.
Gli articoli coinvolgono il lettore nella complessità del processo trasformativo che attiene alla co-costruzione dell’alleanza, “una sorta di abito su misura” (Carau) che analista e paziente creano e modellano durante l’intero percorso psicoterapico. Terreno accidentato, scosso da provocazioni, sfide, blocchi e rilanci che l’adolescente continuamente immette nella relazione, terreno impervio che l’analista attraversa affrontando difficili equilibri tra distacco e partecipazione, tra lucidità ed emozione.
“L’alleanza richiede un’attenzione continua che ridefinisca in divenire una relazione terapeutica mossa da un’incessante oscillazione interna e relazionale, attraversato com’è, l’adolescente, da movimenti imprevedibili e contraddittori” (Carau).
È l’articolato lavoro di Carau ad aprire il Focus, contribuendo a delineare il vasto panorama teorico sul tema e a significarne nuovi sviluppi. Nella psicoanalisi contemporanea si è da tempo affermato un nuovo paradigma, che tiene in attenta considerazione il contributo specifico della soggettività del terapeuta allo sviluppo del processo analitico. Tale vertice interpretativo considera l’alleanza terapeutica come un impegno condiviso, conscio ed inconscio, di paziente e analista nel collaborare al lavoro dell’analisi e questo è particolarmente precipuo nella terapia con l’adolescente.
Lo scritto di Carau individua nella “natura processuale” la peculiarità dell’alleanza terapeutica in adolescenza e sottolinea la necessità che il terapeuta, in qualità di “agente soggettivante l’alleanza”, ne favorisca l’appropriazione soggettiva.
L’autore rivela infine l’impegno dell’analista a mantenere vivo il desiderio di collaborare per un obiettivo comune, anche quando l’adolescente si sottrae al compito che lo riguarda o sembra forzare la cornice del setting per piegarla ai propri bisogni narcisistici.
Proprio lo sporgersi al di là del confine del setting, nella richiesta di trasformare la relazione terapeutica in un rapporto erotizzato, connota le vicissitudini dell’alleanza terapeutica con due adolescenti severamente disturbati di cui discutono Amabili e Olivieri. In queste gravi situazioni cliniche l’alleanza incontra un reale rischio di rottura, potenzialmente non recuperabile.
Le autrici sostengono che l’atteggiamento del terapeuta, definito da Carau “accoglienza aperta”, appare cruciale nel mantenimento dell’alleanza e nel favorire l’elemento trasformativo piuttosto che rafforzare l’aspetto difensivo. Quando la comunicazione di sentimenti d’amore incontra una risonanza controtransferale che non ferisce il fragile narcisismo del ragazzo, né mortifica la nascente pulsionalità, la relazione consente di rianimare assetti interni prima congelati, favorendo il rilancio dell’attività psichica e un funzionamento più evoluto.
Lo scritto evidenzia il tumulto interno che attraversa le terapeute tra spaesamento e curiosità, bisogno di sottrarsi e spinta a sostare nella relazione divenuta “infuocata”. “Mille pensieri si affollano nella mente della terapeuta. Come arginare la valanga che minaccia di travolgere al suo passaggio tutto ciò che era stato faticosamente costruito? Come accogliere l’affetto senza umiliare il potenziale evolutivo che sottende, né d’altra parte colludere con esso, sospinti dal proprio narcisismo? Come contenere gli agiti e gli aspetti concreti che da subito saturano il campo?”.
Nel puntuale Commento di Carau a questo lavoro si sottolinea, tra l’altro, come l’idealizzazione del terapeuta, che sembra garantire la sopravvivenza narcisistica dell’adolescente, possa diventare un aspetto paralizzante dell’alleanza, fino ad impedire l’elaborazione del transfert. L’Autore sostiene che fino a quando la rabbia resta forclusa, il ragazzo si attesta rigidamente su un livello di relazione che non accetta movimenti ed evoluzioni.
Lavorare con l’adolescente sollecita in modo peculiare la partecipazione al gioco complesso del fluttuare dell’alleanza, in cui l’analista sosta, riprende, rilancia, fa interventi non interpretativi, sintonizzandosi sui diversi livelli di funzionamento spesso compresenti.
In questa prospettiva si inserisce l’originale contributo di Manna, Picariello, Gnecchi Ruscone e Moro. Le autrici propongono una lettura dell’alleanza terapeutica nei termini di “co-costruzione creativa”: esplorare insieme all’adolescente dimensioni nascoste, aree confinate al limite in cui vengono depositati “i contenuti non ancora pensabili strettamente connessi al pubertario”. Trasformarle creativamente implica la partecipazione del terapeuta, interlocutore privilegiato nel processo di soggettivazione, che accoglie e lavora insieme all’adolescente gli elementi creativi, permettendone la libera espressione.
Le terapeute si lasciano coinvolgere dalla condivisione dei “mediatori creativo-tecnologici” che i ragazzi propongono nella stanza di analisi. Fotografia, disegno, scrittura, canzoni, video-giochi, serie televisive creano un’area transizionale, un ponte che permette il transito verso la realtà oggettiva: “ti posso usare come hotspot?”.
In chiusura ci piace sottolineare come l’alleanza terapeutica con l’adolescente si nutra di aspetti vitali e trasformativi, generati da una passione condivisa per la scoperta dell’altro, da un reciproco riconoscimento e dalla possibilità di esplorare dimensioni inedite e movimenti in divenire del sé.
È quanto si rintraccia nell’articolo di Imparato, il quale propone di cogliere in alcune condotte non mentalizzate dell’adolescente (abuso di sostanze, condotte autolesive, disturbi alimentari, ritiro sociale, comportamenti devianti) una spinta vitale alla ricerca dell’oggetto, spinta che rischia di essere soffocata da movimenti auto ed etero distruttivi.
Proprio a tale slancio il terapeuta può appoggiarsi nel faticoso tentativo di individuare insieme all’adolescente modalità di incontro che permettano la costruzione di una relazione, soprattutto nei casi più gravi in cui la dipendenza dall’oggetto è intollerabile e la creazione di un legame è attivamente rifiutata. Si tratta spesso di un lavoro di frontiera, in cui il terapeuta si sintonizza con i bisogni dell’adolescente alla ricerca di uno spiraglio, accettando che la relazione possa avviarsi secondo i tempi e i modi dell’altro, lasciandosi ingaggiare dalla sfida posta sul limite della trattabilità.



Barbara Amabili
Psicoterapeuta, Socio ordinario IIPG - SIPsIA

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Simona Olivieri
Psicologo Dirigente Asur Marche,
Socio ordinario SIPsIA

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