TY  -  JOUR
AU  -  Di Benedetto, Antonio
T1  -  Ascoltare chi non sa parlare. <BR>L’inconscio e l’infante
PY  -  2011
Y1  -  2011-07-01
DO  -  10.1711/967.10551
JO  -  Richard & Piggle
JA  -  Rich&Piggle
VL  -  19
IS  -  3
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2499
Y2  -  2026/06/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1711/967.10551
N2  -  L’inconscio, come l’infante, non sa parlare ed ha pertanto bisogno di una lingua in prestito. Questa lingua può essergli offerta da colui che sappia sintonizzarsi con le sue molteplici espressioni corporee, tra le quali in primo luogo i suoni vocali. L’emissione della voce, con le sue variazioni tonali, può fornire preziosi indizi sullo stato emotivo, non verbalizzato, di un paziente ad un terapeuta, che sappia approntare un ascolto sensibile ai suoi resoconti, o sullo stato psichico del proprio bambino ad una madre, che presti attenzione al pianto e alla lallazione. L’ascolto psicoanalitico, orientato verso gli elementi sonori del discorso e affinato dall’esperienza musicale, promuove una buona intesa comunicativa con quei pazienti, che presentano gravi deficit del linguaggio verbale, stabilendo un contatto, quasi fisico, con un materiale proto-psichico non ancora dicibile.
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