TY  -  JOUR
AU  -  Ferro, Antonino
T1  -  Quale statuto per l’analisi dei bambini?
PY  -  2013
Y1  -  2013-01-01
DO  -  10.1711/1229.13619
JO  -  Richard & Piggle
JA  -  Rich&Piggle
VL  -  21
IS  -  1
SP  -  1
EP  -  17
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2499
Y2  -  2026/04/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1711/1229.13619
N2  -  Riassunto
L’Autore afferma che non c’è differenza fra l’analisi dei bambini, degli adolescenti e
degli adulti se consideriamo come finalità dell’analisi quella di favorire lo sviluppo di
funzioni della mente che servono per pensare e per contenere emozioni e pensieri.
Viene presentata una teoria della mente profondamente ispirata a Bion, in cui svolge
un ruolo centrale il lavoro della funzione alpha che, valorizzata nella sua forte connotazione
relazionale, opera una continua trasformazione della sensorialità e delle protoemozioni
in immagini “alfabetizzazioni”. Viene ripreso e ampliato il concetto bioniano
di “pensiero onirico della veglia”mostrandone la centralità nella relazione analitica.
Attraverso la presentazione di tre casi clinici di bambini viene evidenziato come
esista un continuo “accoppiamento” fra identificazioni proiettive e stati di rêverie,
fra la mente del piccolo paziente e quella dell’analista. Nel campo analitico generato
da paziente e analista ogni comunicazione può essere intesa come “derivato narrativo”
del pensiero onirico della veglia, in formazione in quel determinato momento.
Parole chiave
Psicoanalisi infantile, pensiero onirico, campo analitico, derivati narrativi.

ER  -   
