TY  -  JOUR
AU  -  Petrelli, Diomira
T1  -  Introduzione
PY  -  2015
Y1  -  2015-10-01
DO  -  10.1711/2130.23066
JO  -  Richard & Piggle
JA  -  Rich&Piggle
VL  -  23
IS  -  4
SP  -  361
EP  -  369
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2499
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1711/2130.23066
N2  -  Riassunto<BR>Il corpo nell’analisi di bambini e adolescenti è da sempre centrale. Ci sono tuttavia situazioni in cui balza prepotentemente in primo piano – rischiando di oscurare anche la mente – perché gravemente malato o perché soffre in vario modo per deficit, disabilità o mancanze. Nei lavori che seguono abbiamo cercato di approfondire le implicazioni, sia rispetto allo sviluppo che nei riflessi sull’evoluzione dle processo terapeutico, di deficit organici (di tipo sensoriale) e di gravi malattie fisiche presenti in bambini e/o adolescenti in trattamento. Sono situazioni terapeutiche che pongono importanti interrogativi sui complessi livelli d’interazione mente-corpo e possono consentire una migliore comprensione della centralità del corpo (sia nel caso dei deficit sensoriali che in quello di gravi malattie organiche) rispetto allo sviluppo del bambino (immagine corporea e sviluppo del Sé). Le psicoterapie con questi giovani pazienti sono difficili e complesse, certo ognuna a suo modo; tutte cimentano il terapeuta con una sofferenza particolare, quella che deriva dalla necessità di “guardare” la realtà della malattia o del deficit organico, a volte anche la realtà della possibilità della morte. Quando ad essere malato è un bambino abbiamo forse più esitazione e timore ad affrontare queste realtà, ci chiediamo come possiamo accostarci ad esse senza troppo ferire il paziente, rispettando la sua sensibilità, il pudore, la vergogna, anche il suo bisogno in certi momenti di “non vedere”. Come può un bambino sopportare il peso di “tutta questa realtà”, anche se inevitabilmente il bambino già “sa”? Noi, come i pazienti, siamo nell’impasse di una situazione paradossale: tra il rischio di non vedere, perdere di vista – per la difficoltà di guardare – e il rischio opposto, che il corpo malato con la sua ineludibile presenza finisca per occupare troppo il campo, oscurando tutto il resto.
ER  -   
