TY  -  JOUR
AU  -  A cura di Manuela Candido, Gabriele Hein, Susanna Messeca
T1  -  Dialogando con R. Britton
PY  -  2019
Y1  -  2019-01-01
DO  -  10.1711/3113.31012
JO  -  Richard & Piggle
JA  -  Rich&Piggle
VL  -  27
IS  -  1
SP  -  38
EP  -  48
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2499
Y2  -  2026/04/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1711/3113.31012
N2  -  In questa intervista, qui presentata in forma ridotta – rilasciata nel 2010 in un incontro con studenti in training presso l’Istituto di Psicoanalisi Britannico – Ronald Britton ci appare come un clinico esperto e versatile, che racconta della sua formazione, della sua esperienza di analista, non senza autoironia: da studente presso la Tavistock, prima, e presso l’Istituto di Psicoanalisi poi; della fortuna di essere stato seguito da tre ottimi supervisori, diversi l’uno dall’altro, ma complementari per metodi e talenti: B. Joseph, H. Segal, H. Rosenfeld. Nel corso dell’intervista in risposta alle domande esprime il suo punto di vista sui fattori che permettono la buona riuscita di un’analisi e sulle capacità che un allievo dovrebbe sviluppare, quale quella di saper monitorare le proprie reazioni di controtransfert. Considera pericolosa la tendenza di alcuni a imporre al paziente il proprio modello, sottolinea l’importanza di riuscire a distaccarsi dalle modalità di ascolto analitico una volta fuori dallo studio e di coltivare altri interessi.
ER  -   
