Recensioni

Feliziani F, Manica M, Le fiabe nel giardino. Esperienze di psicoanalisi infantile. Villanuova, Brescia: Arpa Edizioni, 2022. Pagine 174. Euro 25,00.


Una psicoterapeuta infantile e un analista di adulti pensano, insieme, attorno alla cura psicoanalitica di bambini e a ciò che emerge dal materiale delle sedute dei piccoli pazienti: dal loro ‘dreaming ensemble’ nasce questo libro.

Le fiabe nel giardino è anche un saggio, che tiene insieme, in una polifonia di voci e di ritmi, diverse identità: è un libro di clinica, è un libro di teoria, ma anche un racconto, delicato e poetico, una raccolta di fiabe, immagini e storie che nascono nella cura analitica dei bambini.

Le filastrocche, i canti e le poesie, inoltre, ne completano la struttura poetica.

Il testo, come il suo titolo, è ispirato dalla lettura del classico per l’infanzia di Frances E. Hodgson Burnett, “Il giardino segreto”, un romanzo che narra di tre bambini feriti che ritrovano vitalità, fiducia e desiderio dedicandosi alla cura di un giardino abbandonato e segreto: la progressiva pulizia del terreno, la tenace cura delle radici, il costante e paziente lavoro quotidiano regalano, in primavera, una meravigliosa fioritura.

Pagina per pagina, su questa metafora, si costruisce il saggio di Feliziani e Manica, in cui si susseguono “bambini alla ricerca del loro giardino segreto, dove poter entrare, accompagnati da qualcuno di cui imparano a fidarsi, per incontrare i tanti personaggi che li abitano e costruire con loro tante storie di vita” (pag. 25).

I piccoli pazienti, come Jacopo, Gaia, Mauro, Alma, e altri ancora, ci presentano, attraverso mostri, dinosauri, coccodrilli, pipistrelli e serpenti, i loro fantasmi e le loro angosce, le loro paure e la loro rabbia, e Franca Feliziani, con la pazienza e la fiducia di un esperto giardiniere, apre zolle indurite dal trauma, arieggia gli angoli bui della deprivazione, concima terreni resi sabbiosi dall’abbandono, spegne brulicare di parassiti in zone infiammate dall’esclusione, ossigena aree rese asfittiche da oggetti b non trasformati. Dialoghi vivaci o cupi silenzi, scambi proficui o frasi senza ritorni: tutto si svolge in un clima calmo dove setting esterno e setting interno collaborano tollerando le difficili soste, ma anche affrontando ritmi allegri.

Mentre a sua volta, come in un controcanto, Mauro Manica propone la teoria, anch’essa in una tessitura leggera, seppure profonda, costruendo una sorta di dialogo, in cui egli opera un costante lavoro di traduzione e collegamento tra Freud, Ferenczi, Klein, Winnicott e Meltzer. Compaiono così: la re-visione del setting, le emozioni e il loro contenimento, dal gioco dei ruoli all’unisono, curano le parole?, uno sguardo sulla depressione infantile, e, infine, il playing ensemble, in cui “le discese depressive trovano ali” (pag. 82).

Il “giocare” – ovvero quella funzione che sta al cuore del pensiero di Winnicott come una funzione che dà vita alla relazione della madre con il suo bambino e dell’analista con il suo paziente – sembra presentarsi, in questo saggio, sotto diverse forme: il “giocare” di Feliziani con i suoi pazienti e con i loro genitori, quello di Manica con i costrutti teorici e quel giocare tra i due autori che si coglie, scorrendo il libro, come una trama sottile e un intreccio di un implicito dialogare tra loro.

La matrice filosofica da cui parte Franca Feliziani, coniugata con la sua formazione nella cura psicoterapeutica dei piccoli pazienti, si combina con la cultura psicoanalitica di Mauro Manica, che, a partire da Freud, ripercorre la traccia teorica e tecnica del filone kleiniano e post-kleiniano, avventurandosi insieme in un armonico procedere, pagina dopo pagina, storia dopo storia.

I disegni dei piccoli pazienti, poi, aggiungono una parte importante: presentano personaggi, storie, fumetti, colori violenti, talvolta spenti o appena sfumati, forme imprecise e primitive o delicate rappresentazioni di mondi, tracce multiformi di un processo che, a partire dalla loro sofferenza, si dipana verso la rappresentazione e la simbolizzazione.

I diversi personaggi che entrano in scena, portano, ciascuno con le proprie specificità, immagini e aspetti della vita emotiva che ci sono familiari e che ci fanno tornare ai tanti pazienti che abbiamo incontrato.

È un libro dove il lettore diventa spettatore partecipe, ora emozionato, ora triste, ora fiducioso, di percorsi di cura e verso guarigioni ‘possibili’, scoprendo giardini segreti che possono essere scoperti, ripuliti e rifiorire mentre le pagine diventano suoni, odori, rumori ma anche musica.

Se Feliziani ci presenta i suoi pazienti e il percorso della loro cura, Manica, profondo conoscitore di Freud, Klein e degli autori post-kleiniani, ci ‘racconta’ la teoria psicoanalitica con un linguaggio che la rende fruibile anche al lettore meno esperto e che, soprattutto, accende la curiosità.

Come psicoanalista di bambini ho molto apprezzato questo libro: si legge come un racconto, una fiaba e, al contempo, come un saggio di psicoanalisi che, con la metafora della scoperta e ripulitura del giardino segreto, evoca il lavoro costante e paziente che il terapeuta, non solo di bambini, è chiamato a fare nel lavoro della cura.

Quanti giardini segreti abbiamo intravisto nella cura dei nostri pazienti e quante volte ci siamo avventurati insieme a loro alla scoperta e al risveglio di un territorio abbandonato, di uno spazio reso sterile dall’incuria o sommerso sotto ingombri occludenti? Quante emozioni abbiamo vissuto nell’assistere alla comparsa dei primi germogli e alla loro fioritura?

Questo libro ce le racconta, ce le ricorda e ce le fa rivivere con un linguaggio poetico e creativo che è intrinseco alla creatività immaginativa della cura psicoanalitica.

Maria Paola Ferrigno

Oliveira Dias E, La teoria dei processi maturativi di Winnicott. Milano: Franco Angeli, 2022. Pagine 304. Euro 38,00.


Il testo della Oliveira Dias si offre come un lavoro ambizioso, originale e scritto con notevole accuratezza. Si propone come un viaggio complesso attraverso quella che Winnicott definì a posteriori La Teoria dei Processi Maturativi, concettualizzazione e descrizione dei differenti compiti, raggiungimenti e difficoltà inerenti il processo evolutivo ad ogni stadio della vita. Dunque, un compito non facile per l’Autrice che, come sottolineato dalle curatrici Veronika Garms e Susanna Guida, collega, cuce, transita tra i vari testi di Winnicott, ma anche commenta, dubita, decostruisce, integra con competenza e rispetto testi di autori che di lui si sono occupati e ne sono stati considerati interpreti autorevoli. Come sottolineato nella presentazione di Anna Nicolò, l’unicità di questo autore, come uomo, professionista e pensatore rende delicata ogni sistematizzazione del suo pensiero, ognuno ne assorbe qualcosa in modo personale, a propria misura, ogni lettore ha il suo Winnicott, che gli permette di lasciare da parte il pericolo delle prigioni nosografiche. Ma, spesso, la visione di ciascuno è parziale, incompleta, poco integrata, si potrebbe dire talora insoddisfacente rispetto al grande valore che rappresenta per ciascuno di noi. Così, un grande pregio di questo testo è quello di far affiorare lentamente alla nostra vista la spina dorsale del lavoro teorico e clinico di questo autore, rintracciando il filo conduttore delle sue idee sui processi maturativi attraverso un paziente lavoro di recupero di tempi, momenti, successioni, attribuzioni di significati e ripristino di traduzioni, aprendo a più chiare collocazioni che ne offrono infine il senso di continuità. Ancora grazie a Winnicott potremmo dire che, scorrendone la lettura, questo testo ci tocca, ci legge, “‘ci usa’ e può imporcisi” (1960, p. 79).

La disamina della Oliveira Dias ci conduce lungo un’evoluzione storica, legge le interpretazioni di altri esperti reinquadrando le espressioni di Winnicott attraverso i termini originali, i momenti in cui sono state formulate, ma anche quelli in cui sono state pubblicate, generando talora fuorvianti letture e conclusioni inesatte. Ella ritiene che la teoria dei processi maturativi costituisca il contributo centrale di Winnicott alla psicoanalisi e che, nonostante egli stesso avesse affermato che questa teoria è l’orizzonte teorico necessario per comprendere i concetti relativi ai disturbi psichici e alla loro classificazione, questo punto non è stato messo in evidenza dai suoi commentatori. La ricchezza del suo contributo sarebbe stata sempre approfondita in modo incompleto e non bastantemente integrato, contribuendo a mantenere in essere un’immagine delle sue teorizzazioni come troppo poco chiaramente definite per poter essere considerate un solido riferimento teorico, in cui l’effetto Winnicott cui faceva riferimento Pontalis, seppure nella sua funzione alternativa all’ipersistematizzazione lacaniana o di antidoto al dogmatismo kleiniano, ne ha denotato più l’intensità poetica, il potere evocativo, che la reale potenza teorica e terapeutica. Da questa posizione, il più delle volte travisando la centralità creativa di Winnicott – e il definirla come un riuscire a vedere ogni cosa in un modo sempre nuovo – nella direzione di una lettura troppo personale e naïf, alcuni autori hanno teso a soffermarsi su una interpretazione troppo idiosincratica del suo pensiero, chiaramente espressa da Rycroft che lo definì come un visionario che si traveste da pensatore.

Eppure, sottolinea la Oliveira Dias, il pensiero di Winnicott era sotto gli occhi di tutti, in un gioco di figure e sfondi, nella sua complessità, nella sua profondità, nel suo chiaro bisogno di “fare dello studio della natura umana una scienza, un processo caratterizzato dall’osservazione dei fatti, dalla costruzione delle teorie, dalla validazione delle teorie stesse e dalla modificazione delle teorie in base alle scoperte di fatti nuovi” (1954, p. 23). Dunque, la creatività è al servizio della scienza e se Winnicott non può essere definito un pensatore sistematico, nel senso più dogmatico del termine, l’autrice ci dice che è un pensatore scientifico, che propone un cambiamento di paradigma non solo nella psicoanalisi, ma anche nella forma di teorizzazione, nelle caratteristiche espressive, nel legame tra le parole che usa e nel modo in cui le declina.

Anche se a volte, come sostenuto da Winnicott stesso, qui dobbiamo permetterci un’oscurità che vale più di una falsa chiarificazione, questo testo non è privo di angoli in ombra, che certo meriterebbero ulteriori approfondimenti e chiarimenti, e resta in attesa di un seguito, promesso dall’autrice, che ne completi il lavoro. Tuttavia, un grande valore di questo testo sembra risiedere nella capacità dell’autrice di trasmetterci la sua profonda conoscenza di Winnicott utilizzando un linguaggio intriso di quel senso di processualità che consente al pensiero del lettore di tornare vieppiù indietro per recuperare da un concetto precedentemente espresso una sfaccettatura che solo procedendo si può finalmente integrare e comprendere appieno. Così l’esposizione parte da considerazioni che si riescono ad inquadrare con maggiore nitidezza dopo essere passati per gli elementi storici della vita dell’autore, dopo aver inquadrato con attenzione quanto la sua professione di pediatra fosse stata cruciale per toccare con mano, annusare, intuire la dimensione maturativa della psiche, avendo potuto prendere ineludibilmente atto dei disturbi emozionali precoci. È qui che il lettore può tornare per completare in sé il significato positivo del concetto di salute, pietra angolare di un pensiero ancora oggi così rivoluzionario che legge nell’ammalarsi un compito evolutivo, parte dell’essere vivi in una vita che è di per sé un difficile compito e può vedere le “persone vittime della lotta dell’uomo per lo sviluppo, l’adattamento, la vita” (1961, p. 99). La salute è, dunque, continuità dell’essere. Questo aspetto, apparentemente semplice, sposta ogni cosa su un piano diverso, che si sottrae alla gabbia del rapporto biologico sano-malato e, perciò, ai limiti dogmatici della psicoanalisi freudiana. Il fatto è che, sostiene la Oliveira Dias, per Winnicott il processo che deriva dalla tendenza innata alla maturazione non ha nulla a che vedere con la biologia o con qualunque altro substrato fisico: ha a che fare con la natura umana e con la capacità di esistere. Il neonato vive perché è vivo e perché qualcuno risponde in modo sufficientemente buono alla sua esistenza, aiutandolo a realizzare la tendenza innata verso la maturazione. La psiche è una conquista di un processo di maturazione, un divenire complesso, difficile, intenso, che attraversa il corpo ed è mediato attraverso il tempo e il ricordo, conducendo fino all’integrazione. Tutto questo, è il caso di dire winnicottianamente, può essere compreso, assorbito, trasmesso, solo attraverso un linguaggio che si adegui, si plasmi, sia prossimo al pensiero e ai fatti narrati, cambiando declinazione, tempo, significati a seconda dei momenti di sviluppo e della descrizione in essere, per consentire to go on being.

Così il lettore si trova a rileggere concetti come onnipotenza, transizionalità, ambiente, oggetto, preoccupazione, anche attraverso un’analisi attenta dei significati che hanno assunto nel tempo, nelle interpretazioni, con le traduzioni, rispetto alla loro forma o intendimento originale. Certamente anche questo un lavoro sulle origini e sulla comprensione che rende lo studio dei processi maturativi un processo circolare. Chiunque abbia letto Winnicott, e lo abbia poi ripreso nuovamente nel corso degli anni, si è sicuramente scoperto stupito di trovare ogni volta qualcosa di nuovo in una vecchia e già conosciuta lettura, un arricchimento, una sfaccettatura apparentemente sfuggita, un termine che si ricordava in un modo diverso. Oggi, coinvolti nel senso così profondamento immediato offerto dai suoi gerundi, potremmo forse dirci che anche la comprensione di Winnicott nell’interezza di un quadro teorico più completo e integrato come quello offerto dalla Oliveira Dias sia frutto di un processo maturativo, di raggiungimenti possibili in fasi evolutive diverse del nostro percorso umano e professionale?

Flora Gigli

Bibliografia

Winnicott D W (1945). Verso uno studio della natura umana. Trad. it., in: Bambini. Milano: Cortina,1997.

Winnicott D W (1960). Il controtransfert. Trad. it., in: Sviluppo affettivo e ambiente. Roma: Armando, 1970.

Winnicott D W (1961). Gli effetti della psicosi dei genitori sullo sviluppo emotivo del bambino. Trad. it., in: La famiglia e lo sviluppo dell’individuo. Roma: Armando, 1999.


*Rubrica coordinata da C. Candelori.