Se il silenzio è complice, quale futuro per l’umanità?

I bambini e gli adolescenti sono il nostro futuro. Il futuro di un’umanità che si riconosce tale anche per la tutela e la cura che dedica ai nuovi nati, alle nuove generazioni.

L’orrore che, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina e dalla strage del 7 ottobre in Israele, accompagna gli attuali conflitti bellici, ci raggiunge ogni giorno ed è amplificato dall’assurdo eccidio di civili palestinesi innocenti ed inermi a Gaza.

Siamo informati quotidianamente, con angoscia crescente e senso di impotenza, del numero di bambini morti e della perdita di giovanissimi soldati, poco più che adolescenti, inviati per uccidere e morire in terra straniera, e il pensiero non può non andare a chi sopravviverà, nei teatri dei conflitti, segnato da traumi generazionali e dall’inevitabile odio che li accompagnerà.

Il danno che ciò sta arrecando alla concezione della natura umana, ad ogni sentimento di pietà, al nostro futuro, è incalcolabile. È facilmente ipotizzabile che le azioni violente ed efferate: femminicidi, stupri, atroci delitti che fanno parte ogni giorno della cronaca, siano anch’essi la cassa di risonanza, negli individui, di una sorta di anestesia psichica di quanto sta accadendo nel mondo. Individui che si sentono autorizzati ad affrontare il bisogno emergente e la frustrazione con la distruzione dell’altro.

Nell’ultima riunione di redazione di Richard e Piggle è stato difficile concentrarci sulla programmazione dei prossimi numeri.

Ha prevalso il bisogno di condividere l’orrore, la preoccupazione ma anche la condanna di quanto sta accadendo, perché non vogliamo credere che tutto ciò sia inevitabile e perché come psicoanalisti sappiamo quanto incrementare l’odio porti a conseguenze tali da rendere accettabile, in modo perverso, l’annientamento dell’altro.

Nel perpetuarsi del prevalente silenzio su quanto sta avvenendo si intravede il possibile rischio di un “contagio” psichico, cioè del diffondersi, anche al nostro interno, delle modalità distruttive, di attacco ai legami, che vediamo svolgersi con così drammatiche conseguenze nei conflitti in corso.

In questo senso continua ad essere vero che “il silenzio è il vero crimine” (Segal, 1987).

In questa direzione, con profondo senso di speranza, sentimento fondante la possibile trasformabilità psichica che sostiene il nostro strumento psicoterapeutico, condividiamo la necessità di mantenere sempre viva e aperta la capacità di far circolare pensieri e parole, discutere anche nell’ascolto del pensiero dell’altro, per favorire la riconciliazione tra aspetti conflittuali e altrimenti non elaborabili, tenendo conto della complessità e senza far prevalere l’indifferenza o l’impotenza di fronte a quanto stiamo vivendo e vivremo nei tempi futuri.

Il Comitato Direttivo di Richard e Piggle