Segnalazioni bibliografiche

Premessa introduttiva

In questo numero abbiamo scelto di proporre nuovamente il tema della pandemia da Covid-19 che, a distanza di cinque anni dall’emergenza sanitaria, continua a sollecitare interesse su aspetti sempre più specifici. Il terapeuta in pandemia ha dovuto fronteggiare l’emergere di bisogni inattesi, ma, soprattutto, ha contattato in maniera più netta il momento di inizio di una nuova richiesta, più esplicita, meno mediata, meno celata dietro apparenti buoni funzionamenti. La pandemia ha “sdoganato” il bisogno psicologico come un’emergenza sanitaria nell’emergenza, lasciandoci oggi a dover fronteggiare richieste di aiuto differenti, non semplici, spesso anche troppo gridate, che necessitano di analisi più accorte della domanda e di riadattamenti degli assetti terapeutici. Senz’altro il trascorrere del tempo ci ha allontanato dalla potenza delle emozioni in gioco in un momento così complesso ma, allo stesso tempo, consente oggi di poter rileggere quanto è accaduto, di poter avviare una ricerca di senso che apra ad un potenziale trasformativo, nell’analisi e nel trattamento delle patologie. Ci addentriamo in questo approfondimento attraverso due interessanti lavori di ricerca. Il primo, di Akin e Sarrar, teso ad esplorare, all’interno della cornice psicodinamica, le caratteristiche della maggiore vulnerabilità psicologica rilevata negli adolescenti a causa di un trauma globale che ha sovvertito molte delle apparenti certezze psichiche dell’individuo, con uno sguardo specifico agli stili di difesa disfunzionali e al loro effetto predittivo sullo sviluppo di sindromi depressive, disturbi dell’alimentazione e abuso alcolico. Nell’ambito del tema del trattamento psicoterapeutico a distanza, affrontato lungamente in questi anni, il secondo articolo presentato, di Morgan e Firebaugh, analizza gli effetti del trattamento a distanza sui disturbi alimentari, ma lo fa approfondendo e indagando il sentire del terapeuta rispetto a questo nuovo approccio terapeutico in un ambito così complesso e sfidante come quello dei DCA, rilevandone preziosità e criticità ancora aperte, anche per il futuro.

Flora Gigli

Akin A, Sarrar L (2024).

Understanding adolescent mental health in the Covid-19 era: a psychodynamic approach.

Children, 11, 772. https://doi.org/10.3390/children11070772

Akin e Sarrar conducono uno studio molto interessante e attuale volto ad indagare ed esplorare le caratteristiche psicodinamiche che hanno influenzato la salute mentale degli adolescenti durante la pandemia Covid-19. Dopo una breve introduzione sull’impatto generale che l’emergenza sanitaria ha avuto sull’aumento di problemi di salute mentale sulla popolazione mondiale, gli autori focalizzano l’attenzione sugli adolescenti che, già impegnati nel compito evolutivo di transizione verso l’autonomia, la soggettivazione e la separazione, si sono trovati all’improvviso a dover padroneggiare anche restrizioni, sfide e responsabilità dettate dall’emergenza mondiale.

Nella cornice della teoria psicodinamica, gli autori osservano come la crisi globale determinata dalla pandemia ha offerto la possibilità di intuire e comprendere maggiormente come i tradizionali fattori psicologici contribuiscono all’insorgenza dei problemi di salute mentale, evidenziando una maggiore vulnerabilità psicologica proprio dopo la pandemia Covid-19.

La pandemia Covid-19 ha creato una situazione definita dagli autori “Trauma Globale” che ha messo a dura prova il funzionamento strutturale degli individui; lo studio trasversale condotto in Germania sulla popolazione di 739 adolescenti di età compresa tra 14 e 21 anni, in campioni clinici e di controllo prima e dopo la pandemia, ha permesso di porre l’accento in particolare su questa fascia di età per comprendere quali complesse interazioni psicodinamiche possono ritenersi più utili per consentire la messa a punto di strategie mirate ad aumentare e rafforzare la resilienza in tempi di crisi.

Gli autori si sono soffermati sull’analisi di tre concetti fondamentali: compromissioni nella struttura di personalità, conflitti psicodinamici e meccanismi di difesa.

La trasversalità della ricerca, articolata in una serie di questionari di autovalutazione somministrati in ordine casuale e inviati per posta ordinaria, ha permesso di saggiare quanto il 28% (n= 81) del campione soddisfaceva i criteri per almeno una sindrome di disturbo mentale già prima dello scoppio della pandemia. Dopo l’emergenza, la percentuale sale al 43% (n=192) mentre il 57% (n= 255) non mostrava in precedenza segni di problemi di salute mentale. Dall’analisi dei dati illustrati nell’articolo, che descrive in modo molto approfondito i risultati, crediamo sia importante sottolineare ed interrogarsi su quanto l’aumento di determinate problematiche psichiche negli adolescenti sia stato causato dalla pandemia e dai suoi effetti o, invece, possa essere stata la pandemia stessa una condizione che ha fatto affiorare questioni già esistenti nel passato, ma silenti e poco visibili. Di certo lo stato di emergenza, e questa ricerca ce lo ricorda, ha imposto di dare attenzione alla salute mentale e di affinare uno sguardo più attento per scorgere criticità spesso implicite e invisibili che in ogni caso possono avere occasione di manifestarsi, e in situazioni o periodi di crisi possono e devono essere maggiormente tenute in considerazione per gli effetti a breve e lungo termine.

I questionari impiegati nella ricerca sono stati finalizzati alla valutazione delle compromissioni nella struttura di personalità, le modalità passive e attive di coping nei conflitti psicodinamici, gli stili di difesa e lo screening di disturbi mentali comuni, quali disturbi somatoformi, depressivi, d’ansia, alimentari e da uso di alcol. Dall’analisi dei risultati emerge che i problemi di salute mentale dei campioni pre e post pandemia hanno mostrato una differenza significativa su quasi tutti i modelli indagati, in particolar modo per quanto riguarda il conflitto tra prendersi cura di sé e essere accuditi in modo passivo. Gli adolescenti che presentavano già delle criticità prima della pandemia hanno mostrato maggiori compromissioni nella struttura di personalità – in particolare nel sottodominio dell’identità – e nei meccanismi di difesa adottati nel periodo successivo; la trasversalità della ricerca ha permesso di saggiare quanto siano rilevanti, nel creare una differenza, le funzioni mentali di base sviluppate nei primi anni di vita.

Un risultato della ricerca che merita di essere evidenziato è relativo all’effetto predittivo positivo di uno stile di difesa disfunzionale - negazione, scissione, proiezione che contribuiscono ad una non accettazione della realtà - sulle sindromi di depressione maggiore, disturbi alimentari e consumo dannoso di alcol, poi effettivamente riscontrate nella popolazione esaminata.

La teoria psicoanalitica infatti, come ricordano gli autori, suggerisce che il funzionamento strutturale e i meccanismi di difesa sono aspetti inconsci della personalità stabili a livello temporale e situazionale e possono diventare problematici in situazioni di intenso stress.

Potrebbe essere importante riflettere quindi sul concetto di Trauma e immaginare quanto traumatico possa essere ogni evento quando non è possibile fare affidamento su strutture mentali solide, efficienti e ben interiorizzate. La pandemia Covid-19 ha rappresentato un’emergenza generale che ha coinvolto tutto il mondo, e la popolazione degli adolescenti ha mostrato maggiori difficoltà in quei casi in cui era già presente una compromissione nei domini generali e secondari della struttura di personalità e uno stile difensivo disadattivo e disfunzionale.

Gli autori non mancano di evidenziare alcune criticità della ricerca a partire dai criteri di selezione del campione (bias di selezione), creato a partire dal reclutamento di partecipanti tramite strutture cliniche ambulatoriali e istituti scolastici, non coinvolgendo quindi adolescenti che non hanno cercato supporto o non frequentavano la scuola durante la pandemia. Gli autori suggeriscono quindi di procedere con la ricerca proponendo studi longitudinali con approcci multi metodo su un campione maggiormente diversificato, per fornire una comprensione più ampia ed esaustiva di come i fattori psicodinamici hanno influenzato la salute mentale degli adolescenti prima e dopo la pandemia Covid-19, al fine di essere in futuro più pronti e preparati ad affrontare nuove potenziali emergenze senza precedenti.

Alba Rizzo

Morgan SM, Firebaugh CM (2024).

Psychodynamic therapist patiens with eating disorders during Covid-19: perceptions of the therapeutic relationship, patient experiences and symptomatology, and therapeutic processes.

Psychoanalytic Psychotherapy, 38, 2, 153-166.

Come noto, nel marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il Covid-19 una pandemia globale, con diffusione ed impatto devastanti che hanno determinato una serie di repentini cambiamenti. Molti psicoterapeuti si sono trovati a trasferire rapidamente le loro pratiche in modalità online – accedendo alla telemedicina – e si sono serviti degli strumenti tecnologici disponibili quando il terapeuta ed il paziente non condividevano lo stesso spazio fisico. Ciò ha consentito loro di continuare a fornire un trattamento – resosi ancora più necessario – ai loro pazienti e di affrontare la crescente richiesta di consulenze psicologiche.

Esiste una ricca ed estesa letteratura circa la terapia psicodinamica da remoto in generale, anche relativamente al trattamento a distanza dei disturbi alimentari.

La ricerca presentata in questo articolo è di tipo fenomenologico-esplorativo e si interroga circa l’impatto della pandemia dal punto di vista del terapeuta, proponendo così un nuovo ed interessante vertice. Gli autori tentano dunque di riunire i diversi aspetti relativi alla terapia a distanza e di espandere l’attuale corpus di conoscenze per concentrarsi sulle percezioni e le esperienze dei terapeuti psicodinamici che, durante una crisi globale, hanno curato i disturbi dell’alimentazione, in particolare l’anoressia, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata.

L’obiettivo è stato quello di ottenere informazioni su come i terapeuti psicodinamici, in un contesto terapeutico così profondamente mutato, percepivano le esperienze dei loro pazienti e sperimentavano personalmente la relazione terapeutica e i processi terapeutici.

La teoria che ha guidato la ricerca è la psicologia del Sé, accreditata come una delle prime rotture dalla psicoanalisi tradizionale e tesa ad enfatizzare la relazione paziente-terapeuta e l’empatia come fattori curativi nella psicoterapia (Schermer, 2000; Wright, 2021).

L’intervista utilizzata per la raccolta dei dati includeva 13 domande aperte. Il campione era costituito da dodici terapeuti, selezionati tra coloro che si occupavano di DCA, e che hanno acconsentito a partecipare ad un’intervista semi-strutturata di 30-45 minuti. I risultati dell’analisi dei dati includevano quattro temi emergenti: profondità del contenuto; manifestazioni di disagio del paziente; relazione terapeuta-paziente; implementazione delle tecniche. I partecipanti hanno parlato delle sfide e della resilienza sperimentate da loro stessi e dai loro pazienti durante periodi incerti e condizioni non ottimali, e hanno evidenziato la necessità di dover rapidamente adattare la propria pratica terapeutica per assistere pazienti con sintomi esacerbati. Infine, hanno condiviso le complessità nell’affrontare una pandemia globale conservando la loro pratica clinica e hanno considerato il peso dell’aspetto relazionale nel lavoro terapeutico dinamico a distanza, soffermandosi in particolar modo sulle dinamiche della relazione terapeuta-paziente. Il cambiamento nella relazione è stato il punto focale della riflessione tra i terapeuti partecipanti alla ricerca.

Viene sottolineato quanto i disturbi alimentari siano condizioni complicate che pongono sfide terapeutiche uniche e che possono ostacolare il progresso terapeutico nei tradizionali contesti di trattamento ambulatoriale. Alla luce di queste complessità, ulteriormente evidenziate nell’ambito della ricerca, sono state proposte nuove considerazioni proprio a seguito del rapido passaggio alla terapia da remoto durante il COVID-19. Sono state indicate implicazioni pratiche e spunti di riflessione per la ricerca futura, con un’enfasi sul trattamento dei pazienti con disturbi alimentari.

Per concludere, la ricerca ha evidenziato l’impatto della fiducia nell’erogazione di tecniche terapeutiche psicodinamiche. Le risposte degli intervistati hanno fatto emergere alcune delle barriere percepite nell’implementazione di queste tecniche da remoto, ma hanno altresì offerto la speranza che tempo, trasparenza e adattamenti possano aumentare la fiducia e la capacità dei terapeuti psicodinamici nell’utilizzare efficacemente gli strumenti tecnologici per trattare pazienti con disturbi alimentari.

Agata Flori

*Rubrica a cura di: F. Gigli (coordinatrice), L. Baldassarre, M. Carboni, S. Cimino, L. De Rosa, A. Flori, V. Garms, A. Rizzo.