Luca

Regia di Enrico Casarosa (2021)

margherita silvestri

Luca è un film d’animazione del 2021 prodotto dai Pixar Animation Studios in coproduzione con Walt Disney Pictures, scritto e diretto dall’animatore, sceneggiatore e regista genovese Enrico Casarosa. Il film, selezionato per la corsa agli Oscar del 2022 come miglior film d’animazione, è ambientato nella cittadina di Portorosso in provincia di Genova, alla fine degli anni ’50. Il protagonista è Luca Paguro, un giovanissimo mostro marino che vive con la sua famiglia nelle profondità del mare e trascorre le sue giornate sorvegliando banchi di triglie. La vita sott’acqua sembra piuttosto monotona ma dopo essersi imbattuto in alcuni oggetti caduti in mare da una barca di pescatori, Luca inizia a sentire una vitale curiosità verso il mondo di superficie. Tale spinta viene però subito contrastata dai suoi genitori che, spaventati dal desiderio del figlio, lo mettono in guardia sui pericoli che correrebbe: “Il pesciolino curioso finisce in padella!”, dice la mamma. Luca cerca di rispettare i limiti imposti dai suoi genitori, ma l’incontro con un suo coetaneo che vive in superficie lo porta a trasgredire il divieto e ad intraprendere un’esplorazione sulla terraferma. È lì che Luca conosce Alberto Scorfano, un bambino, mostro marino anche lui, che vive da tempo vicino alla spiaggia. I mostri marini infatti all’asciutto assumono sembianze umane e possono rimanere a vivere sulla terra. L’uscita dall’acqua rappresenta una “nuova nascita” che richiede uno sforzo iniziale e diversi passaggi verso la conquista di nuove capacità, insieme alle trasformazioni psicofisiche che avvengono in un bambino che si avvia verso lo sviluppo puberale. Grazie ad Alberto quindi, Luca sperimenta il suo nuovo “corpo umano” e la condivisione di tale esperienza con un coetaneo gli consente di investire in un legame diverso da quelli familiari, scoprendo così la preziosa e complicata esperienza della relazione con i pari. La scelta di due protagonisti maschili, in contrapposizione con le numerose figure femminili dei film di animazione degli ultimi anni, sembra proprio voler sottolineare il legame simmetrico tra i due, superando una dimensione individuale e onnipotente: non ci sono qui l’eroe e l’aiutante, la vittima ed il salvatore, bensì due bambini che hanno bisogno l’uno dell’altro, proprio come accade in fase di latenza quando l’amicizia e il desiderio di conoscenza diventano temi centrali.

L’esperienza amicale si snoda attraverso la capacità dei due bambini di cooperare e raggiungere obiettivi comuni, confrontandosi insieme con gli errori e con i tentativi di riparazione. I due, ad esempio, si cimentano nella costruzione di una Vespa che, come una torre di costruzioni, viene assemblata e distrutta innumerevoli volte, sperimentando intensi sentimenti di euforia e paura ad ogni nuovo collaudo. Il desiderio di conoscenza si esprime attraverso il crescente interesse di Luca verso nuove scoperte: così come avviene nel processo di crescita, in un primo momento l’approccio del bambino alle novità è rocambolesco, impetuoso e incerto, ma con il progredire della storia l’atteggiamento verso la scoperta diventa via via più metodico, strutturato e organizzato. Sembra quindi che inizialmente prevalga il desiderio esplorativo di un bambino piccolo che gattona, inciampa, si ritrae, cade, mentre successivamente si struttura in Luca un vero e proprio desiderio di sapere tipico della fase di latenza che si esprimerà anche attraverso la volontà di andare a scuola.

Nel frattempo, nelle profondità del mare, i genitori di Luca sono preoccupati per le misteriose sparizioni del loro unico figlio e una volta scoperte le sue esplorazioni in superficie, tentano di ostacolarlo minacciando di mandarlo a vivere con lo zio negli abissi. La risposta al desiderio di conoscere il mondo del figlio configura il ricorso ad un confinamento claustrofobico che protegge dai pericoli ma allo stesso tempo occlude lo sguardo al mondo esterno. Nel difficile compito di trovare un equilibrio tra la tutela del bambino e la fiducia nelle sue nuove capacità, pensano di dover inibire questa spinta propulsiva e vitale. Questo ci fa pensare all’esperienza di alcuni genitori molto spaventati dalla crescita dei propri figli che, pur sentendosi gratificati dalle loro nuove acquisizioni, faticano a far fronte al cambiamento che tale sviluppo comporta. Sembra emergere infatti la paura nei confronti dell’individualità del bambino che, attraverso la crescita, scopre e quindi svela le proprie caratteristiche e la propria unicità, mostrandosi così un individuo diverso e separato. Tale cambiamento può avere un effetto dirompente, soprattutto nel caso in cui la somiglianza venga percepita come unica forma di legame possibile. Per i genitori di Luca, ad esempio, la vera mostruosità è rappresentata non dalla condizione di creatura marina bensì da quella di essere umano, dall’evoluzione, dalla trasformazione e quindi dalla differenziazione del proprio figlio da loro. Luca riesce però a sfuggire al tentativo di trattenerlo nel mondo sommerso e insieme ad Alberto, progetta di vincere una gara che ha come premio in palio una vera Vespa.

Per questo nuovo progetto, nella storia fa ingresso una terza figura, questa volta femminile. L’arrivo di Giulia nel rapporto tra i due può rappresentare un richiamo ad una dimensione mentale collettiva e bisessuale, nella quale gli elementi maschili e femminili hanno la possibilità di coesistere. Penso alla bisessualità psichica nella teorizzazione freudiana, sottolineandone però la qualità potenziale. In questi bambini non si esprime ancora una predominanza di identità di genere o di orientamento sessuale e il rapporto tra loro non assume mai un carattere sentimentale. I tre danno vita ad un insieme collettivo ricco, nuovo, maschile e femminile allo stesso tempo, entrando in una dimensione gruppale tipica dell’età scolare. Giulia inoltre ha la preziosa funzione di consentire a Luca e ad Alberto l’accesso ad un’esperienza tridimensionale che apporta conoscenza e scoperta ma anche conflitto e scontro. La bambina infatti insegna molte cose a Luca, facendo nascere in lui il desiderio di imparare, mentre Alberto si sente messo da parte e teme di perdere il suo amico, sviluppando sentimenti di gelosia che esiteranno in una lite. Il superamento di questa esperienza conflittuale, che ha anche una valenza edipica, consente ai personaggi di crescere ed evolvere. Proprio in questa circostanza, infatti, Giulia scopre che i suoi amici sono mostri marini e questo rappresenta solo l’inizio di un processo di svelamento e legittimazione della diversità che si estenderà ad altri personaggi del film.

Nel finale, Luca incontra di nuovo i suoi genitori approdati sulla terraferma per cercarlo e chiede loro di poter andare a scuola insieme a Giulia. I genitori acconsentono e decidono di sostenere il figlio in questo progetto, pur con il dispiacere di doversi separare. Questo accesso alla scuola sembra sancire un passaggio ulteriore alla latenza attraverso l’investimento pulsionale sulla conoscenza. Come sostiene la Klein (La psicoanalisi dei bambini, 1932), l’impulso epistemofilico è un istinto riconducibile alle primissime fasi della vita del bambino e al suo rapporto con il corpo materno. Egli è spinto dalla curiosità di conoscerne l’interno, e questo desiderio è legato ad una brama di possesso sollecitata dalla posizione libidica sadico-anale. Già a partire dalla formazione del simbolo, però, la pulsione epistemofilica viene dirottata su mete diverse dalla madre e l’investimento libidico è indirizzato su attività intellettuali, sociali e culturali.

Il desiderio di imparare è ora espresso consapevolmente dal protagonista, ed è sostenuto da un movimento separativo evolutivo che il bambino è pronto ad affrontare. Il dispiacere della lontananza dai genitori è bilanciato dal desiderio di apprendere e questa condizione di equilibrio tra perdita e arricchimento, consente a Luca di separarsi senza perdere fiducia nel legame affettivo.

Il film fa riferimento, dunque, seppure con un linguaggio e con delle immagini adatte ad un pubblico di piccoli spettatori, al tema della crescita. Vengono toccate alcune delle tappe emblematiche dello sviluppo sia dal punto di vista di Luca che dal punto di vista dei genitori. È interessante anche la scelta di far coincidere il “lieto fine” che solitamente nelle fiabe è associato all’unione o al ricongiungimento, con la partenza del protagonista, dando così allo spettatore la possibilità di pensare alla separazione come possibilità di crescita da affrontare con fiducia e speranza.

*Rubrica a cura di E. Fondi, M. Rossi (coordinatrici), L. Cocumelli, G. D’Amato, A. Gentile.