Segnalazioni bibliografiche

Premessa introduttiva

Quanto conta la capacità osservativa dell’altro e di sé stessi in una relazione significativa?

E quali sono i benefici che si ricavano da questa capacità?

Queste sono le domande che accomunano i due articoli che abbiamo scelto in questo numero: il grado di osservazione proposto dai due autori si muove a profondità differenti con due specifiche metodologie nell’ambito di una matrice psicoanalitica comune.

Nel metodo “Guardami Giocare!” (Watch me play), Wakelyn ci mostra come l’essere osservati con vivo interesse e calore produca, nel tempo, un beneficio speciale: la magia dell’essere tenuti nella mente dell’altro. E come, questo tipo di attenzione da parte dei caregiver primari, fornisca un patrimonio inestimabile al bambino, un patrimonio che nessun altro può dargli.

Osservare il gioco del proprio figlio in un tempo dedicato, esclusivo: giocarci insieme senza giudizio nutre e aiuta la relazione, favorisce la conoscenza di sé stessi in relazione al figlio e aiuta a sviluppare un nuovo punto di vista sull’essere genitore.

L’articolo di Salomonsson invece si interroga su quanto la sessualità infantile possa emergere nell’ambito di sedute di Psicoterapia Psicoanalitica genitore-bambino (PIP), quali siano le correnti sessuali inconsce che si mettono in moto fra bambino, genitore e terapeuta e come si articoli la relazione terapeutica.

L’osservazione privilegiata per poter condurre questa ricerca è quella di filmare le sedute e successivamente discuterne nell’ambito di un gruppo di studio: solamente riguardando il video si possono scorgere i movimenti corporei di ciascun componente della seduta e questo tipo di osservazione ci può mettere in contatto con una parte inconscia di noi stessi, una parte corporea espressiva che può sorprenderci.

Anche leggere questi articoli può offrire la possibilità di lasciarsi sorprendere dall’inaspettato, dal nuovo o dal diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

In fondo non è questa una parte fondante dell’esperienza psicoanalitica che ci regala una nuova forma di vitalità?

Lucrezia Baldassarre

Wakelyn J (2025).

Psychoanalytic aspects of the Watch Me Play! approach: the psychic energy of attention.

Infant Observation, 28, 1, 6-16.

Il metodo “Guardami Giocare!” (Watch Me Play!) si configura come un intervento psicologico breve, volto a promuovere lo sviluppo armonico del bambino e una relazione sintonica con l’adulto, ideato nel 2011 da Jennifer Wakelyn, psicoterapeuta del bambino e dell’adolescente presso la Tavistock Clinic di Londra, e modellizzato nel 2019. In questo scritto, la stessa Wakelyn descrive alcuni aspetti fondamentali di questo approccio, che nasce e si sviluppa all’interno del pensiero psicoanalitico; ne pone in luce, in particolare, la continuità con alcuni fondamenti della pratica dell’osservazione partecipe del bambino psicoanaliticamente orientata secondo il metodo di Ester Bick, così importante nella formazione e nella ricerca in psicoanalisi.

L’approccio “Guardami Giocare!” si è rivelato molto utile nel sostenere genitori adottivi o affidatari, o in situazioni di difficoltà relazionale nelle quali risulta difficile per il genitore o il caregiver sintonizzarsi sui segnali e sui bisogni evolutivi del bambino. Rientrano fra queste sia situazioni di particolare svantaggio o deprivazione ambientale, sia problematiche di sviluppo del bambino (come il ritardo evolutivo o le condizioni di neurodivergenza). È utile ricordare che la Wakelyn ha messo a punto la sua tecnica anche a partire dall’esperienza di sostegno ai genitori in condizioni di fragilità seguiti all’interno dei servizi territoriali.

L’intervento prevede di sostenere il genitore, o caregiver, nel dedicare regolarmente nella giornata al bambino un tempo breve (non superiore ai venti minuti) di ‘attenzione completa’, in uno spazio tranquillo, con giocattoli e materiali adatti alla sua età; è fondamentale che il gioco sia guidato dal bambino, e che l’adulto vi prenda parte senza interferire con le sue scelte; è inoltre essenziale mantenere un’attitudine osservativa. Con i bambini molto piccoli, le interazioni possono riguardare il rispecchiamento della mimica emotiva, o il fare eco alle vocalizzazioni. Il metodo prevede inoltre che il genitore possa parlare con il bambino del suo gioco e, in momenti anche diversi, parlare con un altro adulto – un professionista formato su tale approccio – del gioco del bambino. Viene descritto come, in casi in cui non possono esservi visite del bambino in ambiente specialistico o interventi domiciliari, anche il periodico confronto online o telefonico con un professionista possa risultare prezioso ed efficace.

Il caso clinico descritto nell’articolo, che riguarda una bambina di cinque mesi e la sua caregiver affidataria, illustra in modo chiaro le caratteristiche del metodo e le sue potenzialità nel sostenere i cambiamenti evolutivi della bambina e della sua relazione con il caregiver.

Wakelyn si sofferma in particolare sulle caratteristiche dell’attenzione che l’adulto dedica al bambino in questo tipo di approccio, che deve essere ‘completa’; il metodo richiede di silenziare dispositivi audiovisivi o giocattoli sonori controllati a distanza, che spesso ingombrano l’esperienza di bambini anche molto piccoli e interferiscono con la possibilità di una condivisione sintonica dell’esperienza del gioco fra adulto e bambino. Viene ricordato come Freud descrivesse l’attenzione come una forma di ‘energia psichica’, distinguendone due momenti: quello recettivo rispetto alle percezioni, che viene correlato all’osservazione attenta del gioco del bambino con una sospensione del giudizio e l’astensione dal porre quesiti, e quello associato alla ricerca di significati e alla funzione riflessiva. Viene ricordata a tal proposito la descrizione del ‘gioco del rocchetto’ nel saggio Al di là del principio di piacere (1920), che si snoda attraverso questi due ‘passaggi’. Il metodo dell’osservazione partecipe di Bick segue lo stesso andamento in due tempi, prevedendo una prima registrazione di quanto osservato ed un secondo momento di riflessione e condivisione nel gruppo di formazione. Nell’approccio “Guardami Giocare!” il genitore/caregiver viene invitato ad assumere un’analoga attitudine osservativa, astenendosi dal giudizio e lasciando al bambino la guida del gioco. Queste premesse rendono possibili l’esperienza della ‘sorpresa’ e della scoperta rispetto all’emergere di aspetti nuovi e inaspettati, aspetti che favoriscono un coinvolgimento emotivo armonico e al servizio dei movimenti integrativi dello sviluppo del bambino.

La rinnovata vitalità della relazione e la capacità di generare nuove esperienze vengono riconosciute dall’autrice come aspetti della pulsione di vita, secondo la concezione freudiana che riconosce come caratteristica fondamentale di tale pulsione la creazione di legami, presupposto della funzione generativa.

Gli approcci basati sull’osservazione del gioco del bambino ed il metodo ‘Guardami Giocare!’, introdotti nel lavoro clinico, conclude la Wakelyn, consentono di dedicare tempo e spazio alla riflessione condivisa tra genitori e professionisti sull’esperienza del gioco con il bambino; attraverso l’esperienza della ‘sorpresa’ e del ‘nuovo’, questa riflessione si rivela preziosa nel favorire i processi di integrazione e sintesi, su cui si fondano i processi di sviluppo del bambino e delle sue relazioni con gli adulti affettivamente significativi.

Laura De Rosa

Salomonsson B (2025).

“What do his lips want from me?”. Infantile sexuality and enigmatic messages in psychoanalytic parent-infant psychotherapy.

International Journal of Psychoanalysis, 106, 2, 267-287.

Bjorn Salomonsson riporta in questo lungo articolo gli aggiornamenti ad uno studio precedente risalente al 2012, volto ad indagare quanto la sessualità infantile possa emergere nelle sessioni di Psicoterapia Psicoanalitica genitore-bambino (PIP). Oggi l’interesse dell’autore si inserisce in un più ampio progetto che indaga la possibilità e l’utilità di applicare i concetti freudiani classici sulla sessualità infantile al processo clinico della psicoterapia psicoanalitica genitore-bambino, integrando gli studi successivi sulla sessualità e sulle interazioni madre-bambino, basati sulle teorie dell’attaccamento e sul comportamento infantile. L’autore, nello studio del 2012, aveva escluso la possibilità che la sessualità infantile potesse manifestarsi in modi osservabili nella clinica, basandosi esclusivamente sulla comunicazione verbale e tralasciando aspetti di quella non verbale; in questo articolo descrive, invece, come sia stato possibile approfondire il concetto di sessualità infantile, applicando il metodo dell’analisi stratificata partendo dalla video-registrazione di sessioni di psicoterapia psicoanalitica genitore-bambino, potendo così osservare in modo più ravvicinato e approfondito suoni, gesti, espressioni facciali e cambiamenti nella prosodia dei partecipanti al PIP, per poi collegarli al controtransfert riportato dal terapeuta e comprendere meglio la natura di alcuni scambi e l’origine inconscia di determinate manifestazioni comportamentali di tutti i membri durante la seduta.

Dopo una breve introduzione, che fornisce la cornice teorica di riferimento e spiega il metodo osservativo e di analisi dei dati utilizzato, Salomonsson articola le sue riflessioni intorno allo stralcio clinico tratto da una terapia psicoanalitica madre-bambina dalla cui lettura è possibile apprezzare lo studio dettagliato e stratificato del processo terapeutico in atto, come se fosse possibile esaminare con un “videoscopio” gli eventi in seduta per integrarli al resoconto del terapeuta e scorgere eventuali manifestazioni inconsce e silenziose della sessualità infantile. Attraverso questo studio dettagliato, Salomonsson si interroga su alcune questioni partendo dalle tesi di Laplanche relative alla presenza della sessualità in messaggi enigmatici nell’interazione tra adulto e bambino e, in particolare, s’interroga sulla manifestazione della sessualità infantile negli scambi, proprio a seguito di messaggi enigmatici dell’adulto in seduta.

Salomonsson si sofferma su alcuni fotogrammi registrati partendo dal comportamento manifesto, il discorso verbale in seduta, le interazioni e la narrazione clinica del terapeuta con una grande attenzione al proprio controtransfert e così evidenzia un particolare frammento video, colto dalla videoregistrazione della seduta, che è stato impercettibile: un “bacio volante” schioccato dal terapeuta al bambino dopo aver ascoltato la madre paragonare il cambio del pannolino ad una aggressione. Dalla lettura della vignetta clinica si evidenzia l’importanza di integrare il resoconto del terapeuta alla visione dettagliata dell’interazione clinica, per cogliere l’estrema complessità degli scambi simultanei e reciproci appartenenti ad un registro manifesto e inconscio. Salomonsson nell’articolo, infatti, si sofferma in una lunga nota dedicata all’importanza della “polifonia clinica”, sottolineando la difficoltà e il valore di illustrare comunicazioni rapide e simultanee di tre persone soprattutto quando una di loro non contribuisce con le parole – la pazientina – e paragonando il testo clinico ad un vero e proprio spartito musicale. Come osserva Salomonsson, nella stanza di terapia ci sono tre persone ma le voci sono molte di più e parlano al di là della consapevolezza di ciascuno e sono espressione di un mondo interno, di un inconscio che agisce velocemente e in modo impercettibile e può essere colto attraverso una analisi approfondita del controtransfert del terapeuta. Salomonsson riporta riferimenti a studi precedenti (Barandon, 2023) che hanno dimostrato quanto i resoconti di controtransfert del terapeuta e le osservazioni del gruppo di studio, offrissero prospettive complementari sugli elementi inconsci nelle interazioni madre-bambino-terapeuta. Gli scambi in seduta sono rapidi, contingenti e altamente emotivi, e spesso scompaiono allo sguardo degli adulti partecipanti alla seduta: l’osservazione dettagliata della vignetta clinica e l’analisi stratificata permette di concentrarsi sui momenti in cui il terapeuta percepisce che qualcosa di incomprensibile o disturbante accade durante la seduta. Le clip hanno rivelato che tali “rotture” potevano influenzare transitoriamente l’auto-organizzazione del terapeuta e determinare l’andamento della seduta. Solo quando il terapeuta riconosce il divario tra sentimenti consci e azioni inconsce può “riparare” e riacquisire un assetto terapeutico per procedere. Così l’autore si sofferma sull’analisi di questo bacio del terapeuta al bambino e fornisce numerosi dettagli che risultano molto interessanti e ci interrogano su quanto il terapeuta sia parte attiva e in determinate condizioni potrebbe agire in seduta stimolando una risposta che richiama una sessualità infantile. Nel paragrafo sul “bacio e controtransfert” è possibile valutare tutte le possibili origini inconsce del gesto del terapeuta in seduta, per considerare più probabile l’ipotesi che i “baci” riflettessero gli sforzi del terapeuta per entrare in contatto più intimo con la piccola paziente, pur considerando un bacio un modo improprio, goffo e inefficiente.

L’autore non manca di riportare questioni teoriche a partire dai concetti freudiani sulla sessualità infantile, fino ad arrivare alle teorie di Laplanche sulla sessualità, che descrive lo scambio del bambino con gli adulti come un continuo traffico di sessualità infantile. L’adulto è inconsapevole di questi strati in interazioni quotidiane con il neonato, mentre il neonato non possiede le competenze o le esperienze necessarie per comprendere questi livelli.

È interessante sottolineare l’importanza che Salomonsson attribuisce alla videoregistrazione delle sedute, concludendo che le sessioni PIP videoregistrate contribuiscono a comprendere il processo terapeutico in generale, migliorando la comprensione dello sviluppo del bambino e delle interazioni con i genitori. Le osservazioni dei ricercatori sono concise e affascinanti ma, secondo Salomonsson, non approfondiscono abbastanza i dati osservabili, in particolare ciò che avviene a livello inconscio nei partecipanti. È qui che le sedute videoregistrate, abbinate all’analisi del controtransfert, possono rivelarsi utili; inoltre la comprensione del controtransfert può apportare interpretazioni psicoanalitiche di comportamenti osservabili che, a loro volta, possono essere collegati ai livelli inconsci di tutti e tre i partecipanti. Osservando la videoregistrazione si assiste al bacio del terapeuta e si apre una finestra inaspettata sul suo desiderio espresso e incarnato di un contatto più intimo con la pazientina e, nell’istante in cui le labbra formano un bacio, la paziente distoglie lo sguardo. Salomonsson suggerisce una possibile traduzione del comportamento della paziente con: “Cosa vogliono le sue labbra da me? Sono turbata!”. Questo parafrasa Laplanche quando descrive la domanda inconscia del bambino di fronte agli enigmatici messaggi della madre: “Cosa vuole il seno da me?” (Laplanche, 1989, p. 126). In quest’ottica, il terapeuta produrrebbe inconsciamente un messaggio che indica un contatto umano piacevole, ma anche un enigma o un eccesso (Stein, 2008) che la paziente deve evitare.

Salomonsson conclude l’articolo augurandosi che possa rappresentare un contributo per i terapeuti nell’impegnarsi ad accedere alle loro reazioni inconsce dentro e fuori dalle sedute, raggiungendo così e condividendo una comprensione più profonda dei partecipanti alla seduta nella PIP; Salomonsson procede ponendosi tre interrogativi, tra i quali il più interessante è quello relativo a quanto i messaggi enigmatici siano intrinsecamente e invariabilmente controproducenti per lo sviluppo del bambino.

In conclusione, ampio spazio è dedicato ai ringraziamenti: Salomonsson dedica una particolare attenzione a Laplanche, con il quale aveva preso accordi poco prima della sua morte per illustrare la ricerca e lo studio basato sull’analisi stratificata attraverso la videoregistrazione delle sessioni, e gli dedica l’intero articolo, che risulta denso ma scorrevole, invitando ad una rinnovata lettura per cogliere sfumature preziose nel lavoro quotidiano di PIP.

Alba Rizzo

*Rubrica a cura di: F. Gigli (coordinatrice), L. Baldassarre, M. Carboni, S. Cimino, L. De Rosa, A. Flori, V. Garms, A. Rizzo.