Recensioni

Bydlowski M. Diventare Madre. All’ombra della memoria non cosciente. Roma: Astrolabio, 2022. Pagine 224. Euro 22,00.

Il libro raccoglie il lavoro trentennale di Bydlovski, impegnata come psichiatra e psicoanalista nel reparto di ostetricia e ginecologia di un grande Ospedale francese. Una esperienza professionale in cui la specificità della consultazione psicoanalitica si è integrata con un prezioso lavoro di osservazione e ascolto delle donne in gravidanza e delle neo-madri, coinvolgendo tutta l’équipe di cura.

L’affiancamento dello psicoanalista al personale medico e paramedico ha permesso di ampliare l’ottica psicoanalitica, alla ricerca delle tracce significanti dell’esperienza emotiva e mentale che connota la gravidanza e la fase perinatale, nella sua evoluzione normale e patologica.

Un lavoro definito dall’autrice interstiziale, che fa emergere la dimensione psichica dell’esperienza della nascita umana, dando una collocazione e un significato ai vissuti emotivi e alle fantasie che la caratterizzano.

Nella prima parte del libro, “Dalla gravidanza ai primi legami: un percorso interiore”, viene messa a fuoco la complessa trama intrapsichica sottesa all’esperienza della filiazione.

Al centro della riflessione, il tema della trasmissione delle rappresentazioni prenatali che si manifestano attraverso le cure e la futura organizzazione somato-psichica del bambino.

Il desiderio di un figlio affonda le radici nell’inconscio di ognuno e rimane caratterizzato da aspetti misteriosi, irriducibili ad una chiara decodifica di significati; ciò determina, secondo l’autrice, un contrasto molto forte tra la realtà fisiologica della fecondazione e il peso delle rappresentazioni mentali prevalentemente inconsce che abitano il desiderio dei futuri genitori che, per questo, va distinto dal progetto del figlio. In quest’ottica, l’attitudine genitoriale conserva una dimensione di ignoto e di imprevedibilità che valorizza l’importanza di un ascolto e di un accompagnamento in un percorso così cruciale.

Per entrambi i sessi si tratta di riattivare un confronto con le identificazioni genitoriali e con le reminiscenze delle fantasie della propria dimensione infantile.

Bydlowski approfondisce il percorso della donna che desidera un figlio, ripercorrendo lo schema edipico freudiano più classico, che prevede una equazione simbolica del bambino, come realizzazione fallica in rivalità con la madre, a cui contendere l’amore paterno. Valorizza però l’importanza del legame preedipico con una madre che non è solo rivale: è anche amorevole e paziente nella cura della sé stessa bambina. Nella mente della futura madre aleggia, quindi, proprio come un’ombra simbolica, il debito di vita che lega ogni figlia alla propria genitrice, una sorta di autorizzazione al divenire madre, che assume anche la valenza di un passaggio generazionale obbligato, dalla giovinezza alla vecchiaia, verso l’affermazione definitiva della propria finitezza e mortalità.

Per questi motivi il desiderio di filiazione si confronta costantemente con l’ambivalenza, che spesso trova espressione nel corpo femminile attraverso una gravidanza imprevista o negata, l’aborto, l’infertilità o il fallimento della Procreazione medicalmente assistita.

In modo molto efficace si evidenzia il carattere irriducibile del desiderio inconscio; le idealizzazioni e le aspirazioni narcisistiche presenti nella mente dei genitori non potranno mai essere definitivamente declinate, così che il bambino reale che nascerà non potrà sovrapporsi mai con il bambino realmente desiderato.

Il materno come ombra protettiva e minacciosa, in quanto riflesso proiettato del sé, il doppio originato dalla non coincidenza tra il bambino immaginario e quello reale, l’intrinseca connessione vita-morte che accompagna l’idea stessa di una nuova nascita, sono i temi di specifico interesse del libro, trattati con grande rigore psicoanalitico, ma anche con una ricchezza di riferimenti antropologici, letterari e artistici che rendono la lettura di questi capitoli avvincente come un romanzo.

L’attività fantasmatica inconscia traccia e “intralcia”, quindi, il desidero cosciente e il progetto di filiazione in tutte le sue realizzazioni, dal concepimento alla nascita; attraverso rappresentazioni, affetti, memorie riattualizzate, supporta, ma anche ostacola, la possibilità generativa, con valenze traumatiche e destabilizzanti.

In particolare la gravidanza, segnata dalle grandi trasformazioni del corpo femminile, è caratterizzata da una condizione di permeabilità inconscia, di trasparenza psichica, che dispone favorevolmente anche all’incontro analitico nel contesto ospedaliero. Una condizione che ricorda quella descritta da Winnicott, di “maternal concern”, come ripiegamento narcisistico della futura madre; uno sguardo alla propria interiorità che è stato ben rappresentato nell’iconografia sacra, nelle celebri rappresentazioni delle Madonne di Giovanni Bellini.

La trasparenza psichica delle donne in gravidanza costituisce la trama su cui si costruirà dopo la nascita la funzione di rêverie bioniana, quel “corpo a corpo” che organizza l’intersoggettività e la sincronizzazione degli scambi tra madre e bambino.

È significativo che nella seconda parte del libro, “Il dolore delle madri”, il tema venga collocato nella dimensione storica della medicina, che nel corso dei secoli ha progressivamente preso possesso delle questioni legate alla salute del corpo delle donne, riconoscendone in parte l’importanza e il significato. Il dolore delle donne, per essere messo in parola in senso psicoanalitico, chiede infatti prima di tutto di essere oggetto conosciuto e riconosciuto nelle sue specificità.

Se l’esperienza della gravidanza si propone dal punto di vista psichico come un grande dilemma destinato a mantenere caratteristiche contrastanti di estrema gratificazione narcisistica o di intense angosce di morte destabilizzanti, esiste una grande continuità tra l’esperienza ordinaria di ogni madre e quella che può assumere chiari connotati psicopatologici.

Il maternity blues è un esempio di questa continuità: si configura come momento di aggiustamento fisiologico tra madre e bebè, distinto dalle manifestazioni depressive che si protraggono oltre le primissime settimane dopo il parto.

Si tratta di fenomeni psichici con un carattere momentaneo e universale, che configurano una temporanea disorganizzazione dell’Io materno e testimoniano la costruzione in atto della capacità empatica della madre verso il bambino.

In un capitolo prezioso dal titolo significativo, “Il morto afferra il vivo: il lutto dell’infinito delle maternità senza bimbo”, si torna ad esplorare il legame profondo tra lutto e gravidanza e il ruolo che assume nei processi di trasmissione, attraverso l’esame delle penose contingenze che riguardano i casi di morte fetale, le interruzioni di gravidanza legate a gravi malformazioni, le morti perinatali.

Si tratta di esperienze che purtroppo condensano le idee transitorie di morte infantile che sono sottostanti alla intensa preoccupazione ordinaria delle madri, in una realizzazione traumatica. Le conseguenze possono essere quelle di uno stato melanconico perenne, in cui il ricordo del bambino morto va ad abitare il corpo materno e anche lo spazio vitale di una nuova gravidanza. Sono molto ampie e dettagliate le esemplificazioni cliniche che mostrano il prezioso lavoro di ascolto, supporto ed elaborazione che la clinica psicoanalitica può offrire in queste circostanze.

Nella terza parte del libro, dedicata all’infertilità e alle nuove forme di riproduzione della biotecnologia, Bydlowski ripercorre piuttosto criticamente i cambiamenti radicali degli ultimi decenni, che introducono punti di vista non conformi al pensiero scientifico e alla cultura più tradizionale. L’estensione del campo dei soggetti che possono aspirare alla genitorialità e lo sviluppo delle biotecnologie riproduttive hanno cambiato radicalmente “lo schema ancestrale della gravidanza”, separando la riproduzione dalla sessualità, aprendo quindi molte domande intorno all’attuale portato simbolico della genitorialità.

Enrica Fondi

*Rubrica a cura di C. Candelori (coordinatrice) e C. Trumello.